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Ciò che i cavalli difficili mi hanno insegnato: la storia di Ula e il coraggio di fidarsi di nuovo.
Quando le persone parlano di cavalli “difficili”, spesso si riferiscono ad animali spaventati, traumatizzati, che reagiscono con forza e resistenza all’essere umano.
Io preferisco chiamarli cavalli che hanno smesso di fidarsi.
La mia cavalla, Ula, oggi trentatreenne, è una di loro.
Nata e cresciuta allo stato brado per i primi quattro anni della sua vita, era una femmina guida: forte, indipendente, responsabile del suo branco. Il suo spirito non si piegava facilmente.
Purtroppo, quando qualcuno ha deciso che doveva essere "domata", lo ha fatto nel modo peggiore: con forzature meccaniche, fisiche, psicologiche.
Il risultato? Un animale che non solo temeva l’uomo, ma lo combatteva con ogni mezzo.
Quando le nostre vite si sono incrociate, ho sentito nel cuore che aveva bisogno di capire che con me sarebbe stata al sicuro. Ma non avevo né gli strumenti né l’esperienza per trasmetterle questo messaggio.
Sapevo solo una cosa: non volevo spezzarla. Volevo capirla.
Fu così che iniziai a cercare un’altra strada. L’incontro con Franco Giani e il Metodo Parelli fu per me una svolta. Non solo per ciò che imparai tecnicamente, ma perché mi aprì alla possibilità di cambiare me stessa prima ancora di cambiare il cavallo.
Perché è questo il punto: il cavallo non cambia se non cambi tu.
In quegli anni cominciai anche a leggere e studiare Ray Hunt, uno dei pionieri del natural horsemanship.
La sua frase “non si tratta di lavorare sul cavallo, ma di lavorare su sé stessi” mi risuonava dentro. Hunt insegnava che il cavallo è lo specchio del nostro stato interiore: se siamo confusi, impazienti, incoerenti... lo sarà anche lui. Ma se impariamo
ad ascoltare, a guidare con chiarezza e calma, allora anche il cavallo risponderà.
Con Ula è stato un lungo viaggio.
Un viaggio fatto di piccoli gesti quotidiani, di errori e correzioni, di passi indietro e grandi conquiste silenziose. Non è stato facile, e non è stato veloce.
Ma oggi, dopo tanti anni, il nostro rapporto è fatto di fiducia, rispetto, ascolto reciproco.
E ogni volta che la guardo negli occhi, mi commuovo.
Perché non è scontato che qualcuno che ha sofferto tanto scelga ancora di fidarsi.
Cosa mi ha insegnato tutto questo?
Che la forza non serve. Che ogni reazione è una richiesta d’aiuto.
Che la leadership non controllo, ma guida consapevole.
E che i cavalli, come gli esseri umani, non dimenticano... ma possono perdonare, se trovano qualcuno disposto a capirli davvero.





